Cuma

Cuma fu fondata probabilmente nel 1050 a.C. dall’eolica Kyme. I greci, i calcidesi dell’isola di Eubea, dopo aver colonizzato l’isola di Ischia, si spostarono sul litorale sovrapponendosi ad un gruppo di indigeni dell’età del ferro con cui già intrattenevano rapporti commerciali.
Tra il VII e il VI secolo a.C. il dominio di Cuma si estendeva a tutto il territorio flegreo.
La potenza cumana, preoccupava le colonie italiche che si unirono agli etruschi per attaccarla.
I cumani sconfissero gli avversari nel 474 a.C. sotto la guida di Gerone di Siracusa, scacciando definitivamente gli etruschi dalla Campania.

Mezzo secolo dopo, i Sanniti occuparono i territori cumani divenendo i veri padroni della Campania.

Con la sottomissione a Roma, la città ebbe la “civitas sine suffragio” e dal 180 d.C. i cumani iniziarono ad usare il latino come lingua ufficiale.

Con l’impero fu fuori dal fermento urbanistico che interessò Puteoli, divenendo semi deserta. Con l’avvento del cristianesimo, vide i suoi templi trasformarsi in basiliche cristiane. Nel VI secolo fu teatro di scontri tra Goti e Bizantini e nel X secolo fu devastata dai saraceni diventando rifugio di corsari e predoni. Per questo fu messa a ferro e fuoco dai napoletani. Agli inizi del ‘600 risalgono i primi rinvenimenti archeologici ma i primi scavi sistematici risalgono al 1852-57. Tra il 1924 e il 1932 si scava al livello dell’acropoli e viene scoperto l’antro della Sibilla.

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