Capri

L’isola fu abitata dal Paleolitico. A quel tempo, probabilmente era solo un’estensione della Penisola Sorrentina. Le origini del nome, che potrebbero derivare da Caprea (isola di pietre aspre), o da Caprae, sono incerte, poiché nei tempi antichi l’isola ospitava molte capre, o, più probabilmente, da Capros, che significa un cinghiale in greco antico .

Alcuni scrittori antichi narrano che Capri fu conquistata dai Teleboi, ma è certo che l’isola presto divenne greca in costume e lingua.
Sul posto c’era un Efebeo (un luogo di educazione per i giovani) piuttosto famoso per l’epoca. Stella da 326 a.C. l’isola apparteneva a Napoli.
L’imperatore Augusto vi sbarcò nel 29 aC e fu accolto da un auspicio positivo.

Alla sua presenza fiorì un leccio secco. Per questo ha preso l’isola in cambio dai napoletani, restituendo in cambio l’isola d’Ischia.

L’imperatore amò molto il posto, e vi rimase molte volte.

La sua ultima visita avvenne nel 14 d.C. poco prima della sua morte. Anche il misantropo Tiberio si stabilì lì, a partire dal 26 d.C., all’età di 67 anni, trascorrendo l’isola negli ultimi dieci anni della sua vita (morì a Miseno).

L’esilio volontario di Tiberio sull’isola diede vita a storie e leggende sulla crudeltà e la dissolutezza dell’imperatore, raccontate da Tacito e Svetonio, eccessivamente esagerate dall’immaginazione popolare.

Dodici ville furono costruite a Capri, probabilmente in quello stesso periodo, e furono intitolate alle più importanti divinità dell’epoca.

La più bella di esse rimane ancora Villa Jovis, costruita sulle alture del Monte Tiberio, conosciuta anche come la collina di Santa Maria del Soccorso.

Dopo la morte di Tiberio, l’isola fu gradualmente dimenticata. Nel 182 d.C., l’imperatore Commodo trasferì sua sorella Lucilla e sua moglie Crispina. Tormentato dai terremoti e devastato dai vandali, dovette subire incursioni saracene e sottomissione al ducato di Napoli.

Nel 866 l’imperatore Lodovico II lo donò al ducato di Amalfi. Il ritiro del popolo caprese sulle colline risale a questo stesso periodo, abbandonando la Marina per ragioni di difesa.

Successivamente l’isola fu presa dal principe longobardo Guaimario IV, passò poi sotto i Normanni con Roberto il Guiscardo. Fu difeso dagli attacchi aragonesi, rimanendo ancora un possedimento angioino.
Nel ‘300 Giacomo Arcucci, ministro di Giovanna I d’Angiò, fondò un monastero dedicato a San Giacomo (1371-74). Nel 1496 fu Federico II d’Aragona a eguagliare le condizioni di Anacapri a quelle di Capri in termini di concessioni e privilegi, eliminando i disaccordi che avevano sempre diviso i due centri.

Nel XVI secolo vennero riprese le incursioni dei pirati e nel 1535 Kahir-ad-din, chiamato “Il Barbarossa”, attaccò e distrusse il castello di Anacapri, mentre il corsaro Dragut saccheggiava e bruciava la Certosa nel 1553.
La nuova ricchezza e prosperità sull’isola venne con i Borboni. Ferdinando IV lo visitava spesso per la caccia alle quaglie.

Nel 1806, i francesi entrarono a Napoli, e si stabilirono anche a Capri.
Nello stesso anno una flottiglia inglese di 300 uomini sbarcò sull’isola, sopraffacendo i francesi.

Hudson Lowe, il famoso carceriere di Napoleone a Sant’Elena, divenne governatore dell’isola, due tentativi francesi di riconquistare l’isola sotto Giuseppe Bonaparte furono sventati.

Con Gioacchino Murat, il 4 ottobre 1808, dopo i finti attacchi sul lato est dell’isola, i francesi, che erano circa 2000 uomini, riuscirono a sbarcare sulla costa occidentale, costringendo gli inglesi ad arrendersi.

Dal 1809 l’isola fu annessa alla Provincia di Napoli.
La fama turistica dell’isola iniziò con la rivelazione della Grotta Azzurra del 1826 che fece di Capri una destinazione per il turismo internazionale, ispirando il poeta tedesco August von Platen a creare l’idillio “Il pescatore di Capri”.

Da quel momento su artisti, poeti e scrittori tedeschi, esuli e scrittori russi (Gorki) hanno trovato un posto dove stare e una fonte di ispirazione.
Anche il dottore svedese Axel Munthe ha scritto qui il libro “La storia di San Michele”.

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